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Antonio Tabucchi
Riccardo Scrivano

Antonio Tabucchi è professore di letteratura portoghese: ha insegnato nelle università di Genova, di Pisa e insegna in quella di Firenze: a lui si devono le traduzioni dal portoghese dei due maggiori scrittori del Novecento di questa lingua, Ferdinando Pessoa e Carlo Drummond de Andrade. Queste rapide notizie sono necessarie e preliminari ad ogni discorso su Tabucchi, che per il Portogallo, la sua cultura, i suoi luoghi, specialmente Lisbona ovviamente, la sua gente, ha continuato a nutrire un affetto che si manifesta poi singolarmente in parecchie sue opere creative. Accanto a questo dato fondamentale occorre però porne subito altri che non governano meno dall'interno la narrativa di Tabucchi: il gusto del viaggio come scoperta di mondi altri, diversi dal proprio di provenienza, variamente esotici anche, ma che valgano a consentire una ricerca che è anche di sé, incontro con un se stesso libero dai condizionamenti che bloccano e talvolta soffocano l'esistenza; il sentimento del mondo come groviglio che si ha l'obbligo di districare anche se si sa che mai si giungerà al capo del filo; una istanza centrale a praticare la letteratura dall'interno, dei suoi contenuti che però sono anche le sue forme, come accade nell'ultimo libro, Sostiene Pereira , dove questo sintagma funziona come cadenza epica verso la presa di coscienza del mondo che circonda un individuo isolato, confinato nella sua solitudine e anche un poco compiaciuto di essa.

Sono fattori, questi quattro che ho elencato, che sono sempre variamente presenti nella produzione creativa di Tabucchi a cominciare dal suo primo romanzo che risale al 1975, è intitolato Piazza d'Italia ed è la storia sociale, per così dire, di un paese toscano visto nella sua gente semplice, investita però dal senso dell'eroismo del vivere. Questo libro Tabucchi lo aveva accantonato come giovanile, ma oggi, dopo il Pereira , lo ha recuperato e riproposto perché si rannoda ad esso per molti fili, compresi alcuni abbastanza vistosi di natura ideologica, anzi politica nel significato alto della parola. Seguì nel 1981 il romanzo di una famiglia, una storia popolare che si muove con la storia di tutti e d'Italia appunto, Il piccolo naviglio. Erano inizi ben cifrati, che attendevano un momento esplosivo che venne con Il gioco del rovescio (1981 e '88), un insieme di racconti nei quali il senso del mistero che accompagna ogni esistenza è comunicato con una forza insolita, fatta di ritmo narrativo, di sorpresa, di capacità di mischiare nel racconto autore, personaggi, lettori. Non meno avviluppante e inquietante è la successiva raccolta, Piccoli equivoci senza importanza (1985): alcuni di questi racconti sono impastati di un sentimento così intenso di tragica inquietudine sia verso un passato che riaffiora anche nello sforzo più teso a coprirlo, a rimuoverlo anzi, che costringe ad una partecipazione duratura e propriamente incancellabile.

E' a questo punto che va centrato il racconto più fortunato e forse più significativo di Tabucchi, Notturno indiano , vicenda di una ricerca che si svolge nell'India affocata e che è destinata a rasentare sempre un punto d'arrivo che in realtà non giungerà mai, perché niente e nessuno ha mai un vero punto di arrivo. L'enigmaticità della ricerca si manifesta però in una quantità di incontri che la tornano a proporre in tante diverse vite, in tanti diversi misteri. Tutto questo ha fatto del film derivato dal libro un testo raccolto da un pubblico largo e commosso.

Ricorderò solo per completezza alcuni libri che hanno pure segni propri inconfondibili, come La donna di Porto Pim che disegna il singolare universo delle isole portoghesi atlantiche delle Azzorre, e l'altro, leggerissimo, I volatili del Beato Angelico , perché vanno invece menzionati con cura i tre ultimi libri di Tabucchi, L'angelo nero (1991), racconti di grande drammaticità, dove i motivi essenziali della narrativa di Tabucchi, i viaggi, il mistero, l'impegno, si manifestano in diverse gradazioni; Requiem (1992), scritto in portoghese come lingua più consona a questo inquietante aggirarsi in un mondo d'ombra; e Sostiene Pereira (1994), già nominato come approdo, quanto provvisorio, della creatività di questo scrittore elegante e affascinante, abbastanza insolito nel panorama della letteratura italiana eppure, insieme, straordinariamente legato alle sue punte più avanzate e oggi meglio riconoscibili, come Pirandello (che è anche indiretto richiamo di un testo teatrale di Tabucchi) e Svevo.