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Il viale delle statue nere
Lina Unali

Cervia* si estende sulla riva romagnola a sud della foce del Serio. Ogni anno accorrono alla festa del lancio degli aquiloni nell'aria gli appassionati di questa pratica, giungendo con le loro roulottes da ogni parte della penisola. Dimostrano di amare le forme diverse che volano attaccate a un filo.

 

Nel vecchio centro cittadino c'è una piccola chiesa bizantina, testimonianza, tra le tante sparse nel territorio, come S.Apollinare in Classe, ad esempio, della secolare dominazione di Bisanzio in questa regione che per questo la accomuna alla Sardegna, anch'essa dipendente direttamente dalla capitale dell'impero d'Oriente fino a circa l'anno mille.

 

E' un piacere collegare terre tra loro lontane, storie solo apparentemente diverse.

 

Lungo il litorale c'è quel che un tempo si sarebbe chiamato il quartiere balneare. La denominazione rievoca le vacanze come si facevano nei primi anni del ‘900, in cui si andava al mare per riacquistare la salute, ci si accomodava sulle sdraie di legno e stoffa, sotto gli ombrelloni a strisce, e si prendeva il bagno pudicamente indossando lunghe brache, come mostrano le stampe appese nelle sale degli alberghi, a ricordo di un'epoca ormai trascorsa.

 

In quella parte di Cervia, Grazia Deledda ha passato molti mesi da quando ha vinto il premio Nobel nel 1926, fino alla morte avvenuta dieci anni dopo. La sua casa sul lungomare, ormai senza visuale, è tuttora visibile, seppure non visitabile. E' una villetta di un colore rosa acceso, a due piani, con lapide in marmo bianco inaugurata nel decimo anniversario dalla morte. Sbarazzata senza troppi complimenti del mobilio e degli oggetti che appartenevano alla scrittrice, viene dai nuovi proprietari affittata ogni anno a ignoti villeggianti che non sanno probabilmente neanche chi lei fosse. Mi viene spontanea, per contrasto, l'associazione con una casa della stessa tipologia, nel comune di Picinisco, sui monti dell'Abbruzzo, abitata per qualche tempo da quell'ammiratore di Grazia che fu lo scrittore inglese D.H. Lawrence, ben ridipinta dai nuovi proprietari, trasformata in piccolo museo, con sala conferenze, raccolta di oggetti e libri, il letto dove egli dormì con l'ape regina, come soleva chiamare la propria moglie, baronessa Richthoven.

 

 

L'ultima volta sono giunta a Cervia in un pomeriggio di sabato 30 aprile, l'indomani sarebbe stato il primo maggio e nonostante vi fosse molto traffico per le strade, oppure, forse magari grazie agli ingorghi che rallentavano al massimo la velocità della macchina, riuscii a scorgere per la prima volta dal finestrino un paesaggio che non avevo mai visto, fatto di stagni, di acquitrini, di argille, i resti delle saline, i campi coltivati a grano e a verdure, gli eucalipti che si innalzano fronzuti e sempre un po' aridi e impolverati in quella pianura che la Deledda deve avere ben conosciuto e per molti anni forse prediletto. Ho rivissuto lo stupore che anche lei deve aver provato all'arrivo, quella che si potrebbe chiamare l'esperienza della pianura, l'incontro-scontro con la piattezza della pianura, lo stupore nel non trovare innanzi a sé nulla che contrasti il passo, la sconcertante assenza di barriere, di rilievi e elevazioni di ogni genere, quella morfologia del terreno che sa apprezzare appieno soprattutto chi è sempre vissuto in zone collinose o montagnose, tra salite e discese. Quella piatta pianura intorno a Cervia dà quasi un senso di vertigine a corpi sensibili e a menti delicate.

 

Poi mi sono nutrita del sapore nutriente del mare, the air feeds most, del vento sciroccale che piega le fronde, delle arie salmastre di levante. Mi è venuta improvvisa l'idea che la scrittrice debba aver goduto sia della somiglianza del paesaggio romagnolo con quello sardo, a lei noto sin dall'infanzia, sia della diversità da esso, due modalità contrarie, ma ugualmente feconde e allettanti. Secondo la prima si contemplano il mare, le saline, le argille, il vento caldo, come nelle coste del Campidano o come faceva la gente di Nuoro nei capanni estivi di paglia, allineati lungo la riva a Orosei per la stagione dei bagni; mentre in conformità con la seconda modalità, si poteva assaporare la grande calma suggerita della distesa pianeggiante, l'assenza di drammaticità, della problematicità delle cose, la serenità, la calma suggerita dagli spazi aperti, persino dalla percezione di cose sformate e imperfette. Sono convinta che qui la Deledda ha trovato sia una bella replica della sua amata terra sia un diversivo dalle atmosfere dell'isola cui intensamente sentiva di appartenere.

 

Quando sono arrivata per la prima volta a Cervia molti anni fa avevo imboccato un Viale inaspettatamente chiamato Grazia Deledda, poi una persona del luogo, da me richiesta del perché quella via fosse stata così nominata, mi aveva risposto che avrei potuto trovare facilmente anche la casa della scrittrice. Si doveva svoltare nella seconda via a sinistra rispetto al luogo in cui ci trovavamo, poi ancora a sinistra, sorpassare il monumento delle statue nere, rappresentanti una donna sarda e una romagnola scolpite in leggero bronzo scanalato e erette negli anni cinquanta su una rotonda erbosa sul lungomare per esaltare il lavoro letterario di colei che aveva ardentemente goduto dell'appartenenza psicologica ad almeno due territori e ne aveva scritto. Poi si sarebbe giunti alla sua casa, la persona del luogo aveva aggiunto, ancora svoltando nella prima via a sinistra.

 

 

Mi portai vicino a quella che fu l'abitazione di Grazia confortata dal ricordo della sua scontrosa presenza e del suo grande talento. Qui, come recita la lapide, ella placò la sua nostalgia, rivisse i profili scarni dei suoi isolani incisi come acqueforti e campiti in cieli della crudezza del destino.

 

In seguito la sua casa divenne per me un monumento alla memoria, con rinnovata curiosità mi ci avvicinai ogni anno, la indicai ad altri, la feci diventare meta di un inconsueto pellegrinaggio verso l'ammirazione per la produzione letteraria e per i testi artistici, e in particolare verso quel particolare brillante talento molto portato a rappresentare la passione d'amore e all'invenzione di mondi possibili.

 

 

 

 

 

*La Biblioteca Grazia Deledda di Cervia raccoglie testi prodotti durante i suoi soggiorni nella cittadina romagnola.



 

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