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Generale andaluso
Lina Unali
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Lina Unali
Generale andaluso
Sun Moon Lake, Roma, 2004
pp. 192
Euro 15,50

Comunicato stampa

Il recente volume di Lina Unali intitolato Generale andaluso può essere letto come il romanzo di più di un'esistenza poiché contiene elementi autobiografici estendibili a ritroso nel tempo, fino ad abbracciare la vita di vari antenati e di illustri personaggi ad essi vicini.

La narrazione si apre in Sardegna con una comunicazione tra la nonna e la propria nipote, allora bambina di nove anni: "il nostro antenato era Viceré di Spagna", la donna ormai anziana aveva detto in una comunicazione privilegiata "i suoi figli Girolamo e Battista sono venuti in Sardegna in esilio". Da quel momento la narratrice ripercorre col cuore ardente e allarmato la storia di Spagna e d'Italia alla ricerca dell'antenato illustre e infine infelice, il Generale Don Tomas de Morla che concluse la sua brillante carriera militare firmando la resa di Madrid a Napoleone. Lentamente un territorio prima ignoto e una storia altrettanto ignota si aprono alla percezione, vengono proiettati sulle pagine, si compongono in forme riconoscibili e avvincenti.

La narratrice comunica il proprio stupore nella scoperta di un passato dimenticato sia all'interno della propria famiglia sia della società in cui ormai da due secoli essa è inserita e di cui soltanto piccole tracce erano rimaste a testimonianza che qualcosa vi sia stato: una casa di marenghi, giunta intatta fino alle ultime generazioni, da poco distrutta, un comò del '600, spettato in eredità a un cugino e una borsa di seta celeste con ricami di perline. Vengono ricostruite le vicende della Spagna del periodo napoleonico, le ambizioni di un ragazzo andaluso di famiglia speciale, si direbbe, forse di lontana origine visigotica, delle spiccate caratteristiche personali, che si procurò alta cultura scientifica e tecnologica, dal comportamento fiero e solitario.

Forse chi legge individua quasi un processo di identificazione tra la narratrice e il suo antenato, ma forse non soltanto con lui. Ogni esistenza tratteggiata in queste pagine è per così dire sbozzata dall'interno, potrebbe essere vista anch'essa come personificazione di un anelito interiore.

All'inizio e alla fine del romanzo viene descritta la Sardegna come terra di profondo radicamento personale e familiare, ma anche come isola da esplorare per acquisire conoscenza. Nessuna traccia mai si riscontra di una Sardegna folcloristica, o di una Sardegna fuori dalla storia, secondo lo stereotipo caro, tra gli altri, a D.H. Lawrence di Mare e Sardegna. La Sardegna è invece iscritta nella storia, persino, si direbbe, nella tragedia della storia, nel succedersi delle epoche nelle nazioni del Mediterraneo e a loro accomunata. Si deve inoltre aggiungere che il vivere la storia di due nazioni e di più territori all'interno di esse come vicenda personale è uno dei pregi di questo volume. In più si individuano varie trame interne che possono essere seguite anche separatamente come quella di una di una cassa di marenghi che si diceva ci fosse, poi a Cadice non c'era più, poi c'era di nuovo; di un'Accademia militare anch'essa stranamente peregrinante; di un compagno di viaggio non troppo simpatico, di un Re di Spagna che ama la musica come si suonava a Napoli, di una Regina vanitosa, drammi dentro drammi in una continua recita dentro e fuori del tempo.